Tecnici, giuristi, associazioni e cittadini uniti per difendere il paesaggio delle Foreste Casentinesi Grande partecipazione, interventi tecnici di alto profilo e una forte presenza della società civile hanno caratterizzato il convegno promosso da Italia Nostra Toscana e Italia Nostra – Sezione di Firenze sul progetto eolico previsto nel Comune di Londa, in prossimità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Un incontro che ha messo a confronto competenze giuridiche, analisi urbanistiche, dati energetici e testimonianze dirette di chi vive e lavora in quei territori, restituendo un quadro articolato e preoccupante.
Il progetto alla prova delle regole: l’analisi dell’Avv. Michele Greco
L’Avvocato Michele Greco, esperto della materia, ha ricostruito con rigore normativo le criticità che caratterizzano l’opera e che sono state passate in rassegna nelle osservazioni depositate per conto di Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Sezione Firenze e numerosi proprietari di beni culturali tutelati e di attività ricettive di straordinario pregio. Di particolare gravità è risultata la secretazione integrale della relazione anemologica, priva di un atto motivato. Una scelta che sottrae non solo al pubblico, ma persino alle amministrazioni coinvolte, un elemento essenziale per valutare l’opera, svuotando di ogni significato il procedimento partecipativo e compromettendo la stessa legittimità della VIA. Oltre all’insostenibile impatto paesaggistico, aggravato dal mancato rispetto dei criteri distanziali minimi, le osservazioni passate in rassegna dall’Avv. Greco evidenziano inoltre rischi inaccettabili per la salute e la sicurezza: impatti acustici, gittata degli elementi rotanti, interferenze con il servizio di elisoccorso regionale, navigazione aerea, assenza di una valutazione adeguata dello “shadow flickering”. A ciò si aggiunge un impatto su fauna, habitat protetti e reti ecologiche ampiamente sottovalutato. Molte di queste criticità sono state rilevate anche nei contributi depositati nel procedimento da numerose amministrazioni, tra cui le Soprintendenze di Firenze, Arezzo e Ravenna, molti Comuni della Toscana e dell’Emilia-Romagna, l’Autorità di Bacino, l’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve e gli uffici interni della Regione Toscana (Settore Tutela del paesaggio; Settore Vas e Vinca), oltre al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Strade trasformate in autostrade: l’intervento dell’Arch. Giovanni Ruffini
Di grande impatto l’analisi tecnica dell’Architetto Giovanni Ruffini, che ha illustrato nel dettaglio cosa significhi concretamente realizzare un impianto di questa portata su un crinale appenninico fragile. Le attuali strade forestali, larghe circa tre metri, dovrebbero essere ampliate a dismisura per consentire il transito di mezzi eccezionali necessari al trasporto di pale con un diametro di 170 metri. Non semplici adeguamenti, dunque, ma una trasformazione radicale della viabilità montana. Le fondazioni previste – plinti in cemento armato di circa 23 metri di diametro e 10 metri di profondità – comporterebbero sbancamenti imponenti, in un’area caratterizzata da diffusi fenomeno di dissesto idrogeologico. Il tutto per sostenere aerogeneratori alti quasi 200 metri, visibili perfino dalla Cupola del Brunelleschi. Un impatto paesaggistico che travalica il confine comunale e investe l’intero scenario appenninico toscano.
Italia Nostra: un sacrificio irreversibile per pochi megawatt intermittenti
Nel loro intervento, Francesco Pratesi, Presidente del Consiglio Regionale Toscano di Italia Nostra, e Laura Manganaro, Presidente della Sezione di Firenze, hanno posto al centro una questione di proporzione. Si propone di compromettere in modo permanente un territorio millenario – modellato dall’equilibrio tra uomo e natura – per produrre pochi megawatt di energia intermittente, con una durata stimata dell’impianto di 20–25 anni. Non si tratta solo di torri eoliche, ma di un complesso sistema infrastrutturale fatto di piattaforme, strade, scavi e cemento, destinato a trasformare irreversibilmente il crinale in una piattaforma industriale.
Amici della Terra: costi enormi, benefici limitati
La Presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi, ha allargato il quadro alla dimensione nazionale. Secondo i dati richiamati nel convegno, eolico e fotovoltaico insieme contribuiscono ai consumi finali di energia del paese per il 4,5%. Anche rispetto ai consumi di energia elettrica il contributo di eolico e fotovoltaico arriva al 19%. Un contributo modesto rispetto agli incentivi e agli investimenti pubblici che negli anni hanno raggiunto cifre molto elevate. È stato evidenziato come la narrativa dell’energia rinnovabile “a basso costo” non tenga conto dei costi di adeguamento della rete, della tenuta di frequenza, dei costi delle centrali tradizionali pronte ad accendersi quando il vento e il sole non ci sono, degli oneri di sistema e della retribuzione del curtailment: energia che si butta via perché la rete è satura. Per tutti questi motivi i prezzi dell’energia elettrica in Italia sono i più alti dell’Unione Europea. Solo i costi degli oneri di sistema hanno complessivamente pesato sulle nostre bollette, dal 2010 ad oggi, per circa 200 Miliardi di Euro. Altri miliardi si dovranno sommare nei prossimi anni se non mettiamo fine a questa costosissima follia. La transizione energetica, è stato ribadito, non può tradursi in una corsa alla moltiplicazione indiscriminata di impianti industriali nei contesti più delicati del Paese.
La Coalizione TESS: aggregare i territori e proporre alternative
Al convegno ha partecipato anche la Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, rete che riunisce comitati territoriali e associazioni impegnati a difendere il paesaggio da progetti ritenuti speculativi. Lucia Minunno, intervenuta a nome della Coalizione, ha sottolineato il ruolo di TESS nell’aggregare le realtà locali, nel fornire supporto tecnico e informativo ai comitati e nel denunciare una deriva che rischia di trasformare la transizione energetica in una corsa alla colonizzazione industriale dei territori più fragili. Ma TESS – è stato ribadito – non si limita alla denuncia. Propone alternative concrete: privilegiare il fotovoltaico su aree già dismesse, compromesse o industriali; valorizzare tetti di capannoni e superfici già impermeabilizzate; evitare nuovo consumo di suolo e la trasformazione irreversibile dei crinali montani. Una transizione energetica, dunque, che non opponga ambiente ad ambiente, ma che riduca realmente l’impatto complessivo.
Le voci del territorio: “Non dormiamo più la notte”
Gli interventi dei residenti e degli imprenditori locali hanno restituito la dimensione umana della vicenda. C’è chi ha investito in attività agricole e turistiche, chi ha scelto questi luoghi per la loro qualità paesaggistica e ambientale, chi teme la perdita di valore economico e affettivo dei propri beni. È emersa una preoccupazione diffusa per un progetto percepito come calato dall’alto, con effetti permanenti e benefici energetici incerti. La richiesta alla Regione Toscana Alla luce delle criticità emerse, della classificazione dell’area come non idonea, dei pareri già espressi dagli enti competenti e della contrarietà manifestata da associazioni, coalizioni e cittadini, Italia Nostra Toscana e Italia Nostra – Sezione di Firenze chiedono alla Regione Toscana di rigettare il progetto. La transizione energetica è una sfida necessaria. Ma non può diventare sinonimo di industrializzazione dei crinali appenninici né di sacrificio permanente dei paesaggi più preziosi della Toscana.
Firenze, 16 Febbraio 2026
Francesco Pratesi Presidente Italia Nostra Consiglio Regionale Toscana
Fonte: Italia Nostra Toscana – Italia Nostra Sezione di Firenze — Leggi l’articolo originale