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Eolico a Londa, cresce la mobilitazione per il no: “Il Comune prenda posizione”

Eolico a Londa, cresce la mobilitazione per il no: “Il Comune prenda posizione”

Si rafforza il fronte contrario al progetto di impianto eolico industriale previsto sui crinali tra Croce ai Mori e il Croscione, nel territorio di Londa, in prossimità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. A rilanciare la mobilitazione è stato il convegno promosso da Italia Nostra Toscana e dalla sezione fiorentina dell’associazione, che ha riunito tecnici, giuristi, associazioni e cittadini per analizzare le criticità ambientali, paesaggistiche e procedurali dell’opera.

Il progetto, promosso dalla società Hergo Renewables, prevede la realizzazione di sei aerogeneratori alti circa 200 metri lungo il crinale appenninico, con interventi infrastrutturali rilevanti in un’area considerata di alto valore naturalistico e paesaggistico.

Tra le novità evidenziate dal comitato contrario al progetto c’è la presa di posizione delle istituzioni del Parco. “Il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si è espresso all’unanimità in modo contrario al progetto eolico di Londa – spiega Fabrizia Laroma Jezzi, responsabile del comitato -. Nel Consiglio direttivo è rappresentato anche il Comune di Londa, quindi si tratta di una posizione condivisa da tutti i membri”.

Una contrarietà ribadita anche dalla comunità del parco, che riunisce undici comuni del territorio e che, secondo il comitato, ha espresso parere negativo in linea con gli obiettivi di tutela ambientale e con le strategie europee e nazionali sulla biodiversità, che prevedono il raddoppio delle aree protette.

“I crinali interessati dal progetto rappresentano corridoi ecologici fondamentali per contrastare la frammentazione degli habitat e tutelare la biodiversità – prosegue Jezzi -. È un principio sancito anche dall’articolo 9 della Costituzione, che impone la tutela dell’ambiente e del paesaggio per le future generazioni».

Durante l’incontro, tenutosi il 15 febbraio, sono state illustrate numerose criticità legate alla realizzazione dell’impianto. L’avvocato Michele Greco ha evidenziato problemi procedurali e normativi, tra cui la secretazione della relazione anemologica, documento ritenuto essenziale per valutare la sostenibilità dell’opera, che secondo i promotori comprometterebbe la trasparenza del procedimento autorizzativo.

Sono stati inoltre segnalati possibili rischi per la salute e la sicurezza, tra cui impatti acustici, interferenze con il servizio di elisoccorso regionale e con la navigazione aerea, oltre alla mancanza di una valutazione adeguata dell’effetto di ombreggiamento prodotto dalle pale in movimento. Preoccupazioni riguardano anche l’impatto su fauna, habitat protetti e reti ecologiche.

Molte di queste criticità, è stato sottolineato, emergono anche dalle osservazioni presentate da diversi enti pubblici, tra cui Soprintendenze, Comuni della Toscana e dell’Emilia-Romagna, Autorità di bacino e uffici regionali competenti in materia di tutela del paesaggio.

Sul piano tecnico, l’architetto Giovanni Ruffini ha illustrato gli interventi necessari per la realizzazione dell’impianto. Le attuali strade forestali dovrebbero essere ampliate per consentire il passaggio dei mezzi destinati al trasporto delle pale, mentre le fondazioni in cemento armato comporterebbero sbancamenti significativi in un’area caratterizzata da fragilità idrogeologica.

Secondo Italia Nostra si tratterebbe di una trasformazione radicale del crinale appenninico e di un sacrificio permanente del paesaggio per una produzione energetica ritenuta limitata e temporanea. Nel corso del convegno è stato affrontato anche il tema della transizione energetica. La presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi, ha evidenziato costi e limiti del modello basato su grandi impianti industriali, mentre la Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) ha proposto soluzioni alternative come lo sviluppo del fotovoltaico su aree già urbanizzate o industriali e la valorizzazione delle superfici esistenti, evitando nuovo consumo di suolo.

Sul piano istituzionale resta ancora aperta la posizione del Comune di Londa. “L’amministrazione non ha ancora approvato una delibera ufficiale, a differenza di altri Comuni dell’Unione Valdarno e Valdisieve – spiega Jezzi -. I consiglieri di minoranza hanno depositato una mozione per chiedere un pronunciamento formale dell’amministrazione e il Consiglio comunale è stato convocato per il 24 febbraio alle ore 21”.

Il comitato chiede ora ascolto da parte delle istituzioni e confida che la Regione Toscana tenga conto dei pareri espressi dagli enti coinvolti e delle criticità evidenziate nel procedimento autorizzativo. La partita resta quindi aperta, tra mobilitazione del territorio e attesa delle prossime decisioni istituzionali.

Italia Nostra

Fonte: FirenzeToday — Leggi l’articolo originale