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“No alle pale eoliche”. L’Amiata si ribella al nuovo maxi progetto

“No alle pale eoliche”. L’Amiata si ribella al nuovo maxi progetto

L’ipotesi di sette torri alte duecento metri nel cuore della provincia di Grosseto scatenano un vespaio. A guidare la rivolta è Italia Nostra: “Gravi criticità in sicurezza, tutela del paesaggio e gestione delle emergenze antincendio”

Grosseto, 2 novembre 2025 – Sette torri eoliche alte duecento metri nel cuore dell’Amiata grossetano: è il progetto da 42 Mw proposto in località ’L’Abbandonato’, tra i Comuni di Arcidosso, Civitella Paganico, Cinigiano, Campagnatico, Roccalbegna e Manciano, che sta sollevando un’ondata di preoccupazione tra cittadini e ambientalisti. A guidare la mobilitazione è Italia Nostra che insieme a residenti, agriturismi e aziende agricole ha presentato al ministero dell’Ambiente una serie di osservazioni, assistita dall’avvocato Michele Greco. L’associazione denuncia: “Gravi criticità in termini di sicurezza pubblica, tutela del paesaggio e gestione delle emergenze antincendio”.

L’area individuata per il parco eolico è una delle più vulnerabili della Toscana sul fronte incendi. Solo nell’agosto di quest’anno, un rogo durato una settimana ha distrutto oltre 400 ettari tra Cana, Cinigiano e Roccalbegna, impegnando 4 Canadair, 7 elicotteri e più di 200 operatori. In uno scenario simile, secondo Italia Nostra, la presenza di sette aerogeneratori alti 200 metri rappresenterebbe “un ostacolo insormontabile” per i mezzi aerei antincendio, che operano con sganci a bassa quota”. “Collocare pale eoliche in una zona già devastata dal fuoco – commenta Francesco Pratesi che guida la sezione maremmana di Italia Nostra – significa rendere impossibili le manovre dei Canadair e mettere a rischio la sicurezza di abitazioni e centri abitati. La sicurezza dei cittadini deve venire prima di qualsiasi speculazione energetica”.

Il progetto si aggiunge ad almeno altri tredici impianti proposti in aree limitrofe, portando a circa 150 torri eoliche la potenziale presenza complessiva in Maremma. Una prospettiva che “trasformerebbe – dice Pratesi – uno dei paesaggi più autentici della Toscana in un distretto industriale dell’energia. Parlare di energia pulita ha senso solo se non si sporca ciò che è rimasto integro. Questa non è transizione ecologica, ma colonizzazione industriale mascherata da ecologia”. Italia Nostra sottolinea inoltre le fragilità economiche della società proponente, Energia Ecosostenibile Srl, che disporrebbe di un capitale sociale di appena 10mila euro e nessuna esperienza diretta nel settore eolico. “È sconcertante – conclude Pratesi – che progetti da decine di milioni di euro possano essere esaminati senza garanzie economiche e tecniche. I territori non possono diventare laboratori di avventure speculative”.

Fonte: La Nazione — Leggi l’articolo originale