Studio Legale Avvocato Michele Greco – Diritto Ambientale e Amministrativo

Giù le mani dalla Valdorcia

Giù le mani dalla Valdorcia

L’AMIATA non ci sta. Non ci sta a farsi trivellare la terra in cerca di chissà quale Eldorado. Non ci sta quando in gioco c’è il suo territorio. Che ha «scampato» il pericolo di vedere costruito un inceneritore «mascherato» da centrale a biomasse nelle colline di Cinigiano e che soprattutto, nelle intenzioni dovrebbe diventare una specie di paradiso per i turisti, tra i castagni e l’enogastronomia di qualità. Oltre 300 le persone che ieri sera hanno affollato la sala polivalente di Montenero, un piccolo paese in quella lingua di terra che è la Valdorcia Grossetana. Per sapere veramente cosa vuol fare la Gesto Italia, l’azienda che fa capo ad una multinazionale portoghese, dopo l’autorizzazione avuta direttamente dal ministero dello Sviluppo economico a «sondare» oltre 35 chilometri quadrati di territorio in cerca di calore geotermico. E soprattutto perché, mentre sta cercando già di espropriare i terreni per vedere se nelle campagne di Montenero è possibile costruire una centrale geotermoelettrica, non ha avvertito né le istituzioni, che i cittadini.

UN PROBLEMA che è esploso nei giorni scorsi. Dopo che alcune segnalazioni da parte di agricoltori, avevano fatto annusare l’idea che ci fosse qualcosa che non andava. Ma, oltre i cittadini, questa volta anche le istituzioni non sono volute mancare: e dire che la riunione per fare il punto della situazione era nata soltanto dopo un passaparola tra imprenditori. Ma è bastato un giorno per capire che l’interesse era tanto: insieme al sindaco Franci di Castel del Piano c’era anche il collega Silvio Franceschelli di Montalcino, senza dimenticare Massimo Fabiani, assessore al comune di Cinigiano. E in rappresentanza degli imprenditori non poteva mancare Giampiero Pazzaglia, direttore del Consorzio del Brunello. Sì, perché oltre che alle pendici dell’Amiata grossetana, interessati anche a questi sondaggi sono tutti i territori della Valdorcia, così come quelli delle colline che arrivano fino Scansano. «Ci siamo trovati per capire cosa vogliamo fare — ha detto Giorgio Franci, imprenditore molto conosciuto e uno dei promotori dell’iniziativa —, ma quello che pare certo è che la Valdorcia è a rischio». Gli interventi sono stati puntuali: c’è chi ha pensato di poter investire dei soldi nella nuova frontiera del turismo, ma la rivolta ha visto protagoniste anche le associazioni di categoria, che vedrebbero stravolgere definitivamente un territorio votato esclusivamente al turismo. Il no deciso è arrivato subito. Da parte di tutti senza distinzioni: «Tutta la popolazione è contraria — ha proseguito Giorgio Franci —. La paura è che queste trivellazioni esplorative siano il preludio a qualcosa di più. Se trovano qualcosa non si fermeranno mai. Il programma mi sembra molto chiaro: lo sfruttamento di geotermia su larga scala anche nel nostro territorio. E basta andare a Larderello per vedere quello sta succedendo a quel magnifico territorio». E il Comitato è già pronto: sarà quello della Valdorcia Inferiore, che si occupa di questi problemi da tempo. Pronto anche il legale, l’avvocato Greco, che si occuperà dal punto di vista legale di curare gli interessi di tutti coloro che non vogliono lo sfruttamento geotermico. «Vogliamo dare un segnale preciso all’economia del territorio — chiude Franci — E’ stato fatto un programma che non tiene in considerazione chi ci lavora e soprattutto chi ci abita. La Regione adesso dovrà darci delle risposte. Ci muoveremo con forza in tutte le sedi opportune, poi vedremo». Il primo passo di una battaglia che si preannuncia lunga.

Fonte: La Nazione — Leggi l’articolo originale